Dalla fondazione del campo nel 1949 il sistema funzionò come una doppia piramide di potere. Accanto all’amministrazione visibile, «classica», esisteva anche un livello invisibile che prendeva le decisioni fondamentali. Le regole le stabiliva l’UDBAUDBADirezione per la sicurezza dello Stato (Uprava državne bezbednosti): polizia politica segreta jugoslava incaricata della sorveglianza e della persecuzione degli oppositori, reali o presunti, del regime., e il campo le applicava «dall’interno», attraverso la coercizione e la gerarchia tra gli internati.
Questo sistema interno fu un’«invenzione» originale dell’UDB nei metodi di gestione dei campi. La rieducazione autogestita significava che il condannato doveva dimostrare di essere stato «rieducato» partecipando alla rieducazione degli altri, attraverso pressioni, violenze, ricatti, intimidazioni e umiliazioni.
Gli storici della psichiatria l’hanno descritta come una «cultura della violenza unica», quale non si riscontra in altri campi e sistemi repressivi.
Un sistema del genere distrusse rapidamente la solidarietà tra i condannati e produsse un ciclo infinito di violenza, sia nel campo maschile sia in quello femminile.
Il potere invisibile e decisivo: l’UDBA
Dietro l’amministrazione formale c’è l’UDBA, attraverso gli operativi incaricati degli interrogatori, della classificazione, della «rieducazione» e della sorveglianza. In pratica è l’UDBA a decidere chi è «revisionato» e chi resta «banda»; chi entra nell’«aktiv», chi passa nel «collettivo» e chi ricade nel boicottaggio.
L’UDBA dirige anche il regime delle punizioni: chi va ai lavori più pesanti, in isolamento o alle bastonature, e a quali condizioni. Senza la sua approvazione l’uscita dal sistema è in pratica difficilmente immaginabile.
L’autogestione dei detenuti: amministrare sotto coercizione
Nelle baracche e nei cantieri fu istituita l’autogestione dei detenuti: una rete di funzioni svolte dai detenuti stessi (capi camerata, capisquadra, membri dell’aktiv ecc.). Formalmente appare come «autogoverno», ma senza alcuna reale autonomia.
La logica chiave è quella del ricatto: il detenuto può ottenere una posizione migliore solo se applica il sistema sugli altri. Chi «non si adegua» può essere destituito e rimandato nel boicottaggio.
Nel campo ci sono anche la polizia e la JNAJNAArmata popolare jugoslava (Jugoslavenska narodna armija): denominazione ufficiale dell’esercito della Jugoslavia., che sorveglia l’isola, ma partecipano in misura minore alla vita quotidiana dei detenuti.
I termini della gerarchia: gradi di coercizione e di consenso
L’ordine interno si costruisce intorno alla «posizione politica». Questi termini non sono etichette neutre, ma passaggi pratici attraverso i quali si governa la vita nel campo.
La «banda» e il boicottaggioBoicottaggio (bojkot)Il fondo della gerarchia del campo e al tempo stesso una punizione: i boicottati portavano segni distintivi, non si poteva parlare con loro, e potevano essere picchiati impunemente. indicano il fondo della gerarchia: coloro che non hanno «rivisto la posizione». Sui boicottati si esercita un terrore totale: non è permesso rivolgere loro la parola, aiutarli né sedersi con loro. Ricevono i lavori più pesanti e subiscono obbligatoriamente maltrattamenti. Il boicottaggio è al tempo stesso punizione e strumento di coercizione: l’uscita è legata all’accettazione della «posizione».
Il «collettivo» è la fase successiva al boicottaggio e alla confessione pubblica della «colpa». Nel collettivo la violenza è spesso meno aperta, ma la sorveglianza continua. I lavori sono più leggeri e le condizioni più stabili, sono possibili agevolazioni limitate (pacchi, corrispondenza), e ci si aspetta la partecipazione al mantenimento dell’ordine.
I «revisionati» sono coloro per i quali, dopo interrogatori, verbali e interventi pubblici, è stato stabilito che hanno accettato la linea ufficiale del KPJKPJPartito comunista di Jugoslavia (Komunistička partija Jugoslavije). e hanno rinnegato l’IBLa colpa di «ibeovac»L’appartenenza reale o presunta alla corrente cominformista, ovvero il sostegno alla Risoluzione del Cominform o l’opposizione al regime di Tito, per cui una persona veniva etichettata come «ibeovac».. Di norma ottengono una sistemazione migliore e lavori più leggeri, possono avanzare e aumentano le possibilità di entrare nel collettivo e di essere rimessi in libertà.
L’«aktiv»AktivIl nucleo politico dell’autogestione dei detenuti: detenuti «revisionati» che conducono le riunioni, orientano gli attacchi contro gli «inaffidabili» e riferiscono all’UDBA. è il nucleo politico del campo: i «revisionati» che assumono il «lavoro politico» e diventano l’anello chiave dell’autogestione. L’aktiv guida le riunioni politiche, orienta le critiche e gli attacchi contro gli «inaffidabili», propone chi esce dal boicottaggio e chi torna «sul fondo», e redige e trasmette rapporti all’UDBA. È il braccio dell’UDBA, con un’influenza reale sulla sorte degli altri.
Che cosa significa «amministrazione» nel campo
A Goli otok la parola «amministrazione» copre in pratica due livelli.
Il primo è l’amministrazione dei detenuti – l’autogestione nelle baracche e nelle brigate: il capo camerata (ordine e «clima politico»), il caposquadra e i capi dei lavori (norma e disciplina), i membri dell’aktiv (sorveglianza politica e rapporti) e gli incaricati del vitto e della ripartizione dei lavori. Le candidature sono approvate dall’UDBA, e la responsabilità della violenza (špalir, umiliazioni, estorsione della «posizione») viene spesso scaricata sui detenuti.
Il secondo è l’amministrazione dell’UDBA e dell’apparato ufficiale: gli operativi dell’UDBA, insieme al direttore, alle guardie e all’amministrazione, decidono sull’internamento e sulla durata della permanenza, sulla classificazione (chi è «duro», chi è «sulla via della revisione», chi può entrare nell’aktiv), sul regime (boicottaggio, pacchi, corrispondenza, trasferimenti) e sul rilascio.
L’inquirente (isljednik / isljednica)
L’inquirenteInquirente (isljednik)Investigatore politico dell’UDBA nel campo. Attraverso colloqui e verbali stabiliva la «colpa» e seguiva il «progresso» dei detenuti. è l’investigatore politico dell’UDBA. Attraverso colloqui, verbali e «integrazioni» collega il campo all’apparato di sicurezza dello Stato: orienta la classificazione (revisionati / boicottaggio / aktiv), definisce la «colpa» e segue il «progresso». Quasi ogni detenuto passa almeno per un colloquio con l’inquirente durante la permanenza, e il tono e la pressione dell’inquirente possono cambiare a seconda delle più ampie circostanze politiche.
Glossario
- UDBA
- Direzione per la sicurezza dello Stato (Uprava državne bezbednosti): polizia politica segreta jugoslava incaricata della sorveglianza e della persecuzione degli oppositori, reali o presunti, del regime.
- JNA
- Armata popolare jugoslava (Jugoslavenska narodna armija): denominazione ufficiale dell’esercito della Jugoslavia.
- Boicottaggio (bojkot)
- Il fondo della gerarchia del campo e al tempo stesso una punizione: i boicottati portavano segni distintivi, non si poteva parlare con loro, e potevano essere picchiati impunemente.
- KPJ
- Partito comunista di Jugoslavia (Komunistička partija Jugoslavije).
- La colpa di «ibeovac»
- L’appartenenza reale o presunta alla corrente cominformista, ovvero il sostegno alla Risoluzione del Cominform o l’opposizione al regime di Tito, per cui una persona veniva etichettata come «ibeovac».
- Aktiv
- Il nucleo politico dell’autogestione dei detenuti: detenuti «revisionati» che conducono le riunioni, orientano gli attacchi contro gli «inaffidabili» e riferiscono all’UDBA.
- Inquirente (isljednik)
- Investigatore politico dell’UDBA nel campo. Attraverso colloqui e verbali stabiliva la «colpa» e seguiva il «progresso» dei detenuti.


