Oggi Goli otok è un luogo visitato stagionalmente, privo di un’istituzione museale o memoriale permanente e di una gestione unitaria dell’insieme dell’ex campo e del penitenziario.
La visita si svolge per lo più con brevi giri turistici, con spiegazioni frammentarie e poco contesto su che cosa sia stata l’isola e perché sia così com’è.
Che cosa trova il visitatore?
Il visitatore si muove tra le rovine dei padiglioni e delle officine, sentieri invasi dalla vegetazione e punti di ristoro turistici improvvisati.
Ci sono alcune targhe e segnalazioni, ma manca un allestimento complessivo che colleghi la nascita del campo, il regime del lavoro forzato, le testimonianze dei sopravvissuti e lo stato attuale del sito.
Perché Goli otok è abbandonata?
L’abbandono è la conseguenza di tre processi collegati:
- il degrado fisico dopo la chiusura del penitenziario: venute meno la sorveglianza e la manutenzione costanti, Goli otok cambia rapidamente per l’assenza di cura (crolli, devastazione, frequenti bore)
- un modello di gestione e di responsabilità irrisolto: senza un gestore e un piano chiari, lo spazio resta in pratica «di nessuno» (il proprietario è la Repubblica di Croazia, ma non è stato chiaramente stabilito a quale ente locale appartenga Goli otok)
- il prevalere della logica turistica su quella memoriale: il turismo si sviluppa più rapidamente di un’interpretazione sistematica del luogo di sofferenza, e il gran numero di visitatori, in assenza di una tutela sistematica del sito, mette a rischio Goli otok
Tra turismo e degrado




La tutela preventiva (2016–2019) e che cosa è accaduto dopo
La tutela preventiva è un regime provvisorio con cui un bene culturale viene protetto finché non si elabora una documentazione specialistica e non si decide sulla tutela permanente.
Per Goli otok, senza Sveti Grgur, la tutela preventiva fu disposta nel 2016 ed è scaduta nel maggio 2019, senza che fosse adottato un provvedimento complessivo di tutela permanente.
Perché la questione non viene affrontata in modo sistematico
In pratica si ripresentano gli stessi ostacoli:
- finanze e organizzazione (processi troppo costosi di conservazione, infrastrutture, sicurezza e gruppi di esperti); non è stato stabilito l’ente locale amministrativo competente, e Rab e Lopar sono in causa per Goli otok
- il conflitto tra interessi commerciali e memoriali (un regime più rigoroso di area memoriale cambia necessariamente una parte del modello «escursionistico» da cui trae profitto la popolazione locale)
- la sensibilità politica e simbolica (solleva questioni di responsabilità dell’apparato repressivo e del rapporto con il passato jugoslavo)
Perché la conservazione è nell’interesse della Croazia, della regione e dell’UE
Croazia: si tratta di uno dei luoghi chiave della repressione politica del XX secolo sul territorio croato; la sua sistemazione permetterebbe un serio confronto con il passato, programmi educativi e un quadro per la ricerca.
Regione (ex Jugoslavia): gli internati provenivano da tutte le repubbliche; un approccio comune riduce la frammentazione della memoria e il revisionismo.
Unione europea: Goli otok appartiene alla storia europea della guerra fredda e della repressione; il sito ha il potenziale per diventare un centro regionale di apprendimento sull’abuso degli apparati di sicurezza e sui diritti umani.
Per saperne di più sul perché sia necessaria un’area memoriale, leggete la pagina Area memoriale.
Goli otok oggi







