L’impresa come paravento e strumento di gestione
Molti prodotti realizzati a Goli otok e a Sveti Grgur venivano venduti fuori dal campo, spesso anche all’estero. I prodotti di Goli otok venivano presentati come prodotti dell’impresa Mermer.
Dall’esterno «Mermer» appariva come un’impresa comune, ma tutti i suoi prodotti nascevano da un duro lavoro fisico il cui scopo principale, oltre al profitto, era la tortura dei detenuti. Al suo interno operava un Ufficio tecnico che progettava e coordinava la costruzione degli edifici del campo (l’edificio amministrativo del Grande filo spinato, i padiglioni e altre strutture).
La struttura dell’impresa, che intratteneva rapporti con altri soggetti economici, si ampliò e si formalizzò gradualmente: Mermer (un’impresa minore con una produzione limitata) → Kombinat Mermer (più stabilimenti e un volume d’affari maggiore) → Kombinat Velebit (produzione riorganizzata con un accento sugli stabilimenti per il legno e la pietra e un mercato più ampio, compresa la vendita fuori dalla Jugoslavia). I prodotti venivano collocati sia sul mercato interno sia all’estero.
I profitti di Mermer finivano in parte in un fondo interno dell’apparato di sicurezza e in parte nel bilancio dello Stato, mentre i detenuti non ricevevano alcun compenso per il lavoro.
Dal campo improvvisato al «sistema economico» (1949–1956)
Nella prima fase (1949–1950) il lavoro è rivolto alla realizzazione delle infrastrutture del campo: lo scarico dei materiali, la costruzione di baracche, cisterne e approdi. In questa fase il lavoro è dedicato soprattutto alla costruzione delle infrastrutture del campo.
Nella seconda fase (1950–1953), con il trasferimento al Grande filo spinato, il lavoro viene riorganizzato su base «industriale». Si consolidano tre settori principali: la lavorazione del legno, la lavorazione della pietra (cava, graniglia) e un’officina metallurgica con un piccolo cantiere navale. Al tempo stesso prosegue la costruzione di padiglioni, edifici amministrativi, dell’ospedale e dei magazzini, formalmente come «lavoro per Mermer».
Nella terza fase (1953–1956) la produzione entra nella fase seriale. Le piastrelle in graniglia vengono prodotte in grandi serie e distribuite in tutta la Jugoslavia. Parallelamente si sviluppa una segheria e si organizza il taglio del legname sul Velebit e il trasporto verso la costa e Rijeka (Fiume): il lavoro esce dall’isola, ma resta legato all’impresa del campo e al controllo dei servizi.
Qui le fasi sono illustrate sull’esempio del campo più grande, quello maschile. Il campo femminile ha fasi simili, ma con prodotti diversi.
Tre tipi di lavoro dei detenuti
Il lavoro nel sistema Mermer/Velebit si può descrivere attraverso tre categorie fondamentali.
1) Lavoro edilizio (costruzione del campo). Costruzione di padiglioni, edifici amministrativi, ospedali, cisterne e approdi (le infrastrutture del campo).
2) Lavoro punitivo-«rieducativo» (disciplina e sfinimento). Attività insensate (estrarre pietre dal mare e poi ributtarle in mare), i lavori più pesanti in cava, l’estrazione di sabbia dal mare e il lavoro nella bora e allo scoperto (per i «puniti»). Il rimboschimento di Goli otok, in cui il detenuto proteggeva con il proprio corpo la piantina dalla bora o le faceva ombra durante la calura estiva. Lo scopo è anzitutto disciplinare: controllo e annientamento attraverso la fatica, l’esposizione e l’umiliazione.
3) Lavoro a scopo di profitto (officine e produzione per il mercato). Lavoro nella segheria e nella lavorazione del legno, produzione di piastrelle in graniglia e di oggetti decorativi in pietra, lavoro nello stabilimento metallurgico e nel piccolo cantiere navale. Oltre che nelle officine, alcuni detenuti lavorano nell’amministrazione (contabilità). Il lavoro in alcune officine e nell’amministrazione è considerato privilegiato, mentre la maggioranza resta ai lavori più pesanti in cava e nei cantieri.
Piastrelle in graniglia



Mermer/Velebit e il «bilancio invisibile» dell’UDBA
I rendiconti finanziari annuali completi per il periodo 1949–1956 non si sono conservati. Parte della documentazione sull’attività fu distrutta in seguito, soprattutto dopo la destituzione di Aleksandar RankovićAleksandar Ranković (1909–1983)Politico comunista jugoslavo, per molti anni a capo dell’apparato di sicurezza (UDBA), stretto collaboratore di Tito e vicepresidente della SFRJ dal 1963 al 1966. nel 1966, il che rende difficili calcoli precisi.
La letteratura riporta che l’UDBAUDBADirezione per la sicurezza dello Stato (Uprava državne bezbednosti): polizia politica segreta jugoslava incaricata della sorveglianza e della persecuzione degli oppositori, reali o presunti, del regime. gestiva l’impresa e i principali servizi interni e che i ricavi dalla vendita di legno, graniglia e altri prodotti servivano in parte come fondo extra-bilancio per le operazioni e le esigenze dell’apparato di sicurezza. Dopo il 1966 si fa menzione di una più intensa distruzione del materiale finanziario, interpretata come un tentativo di cancellare le tracce delle dimensioni dello sfruttamento.
Per questo stato delle fonti oggi possiamo descrivere con relativa chiarezza il meccanismo, ma difficilmente ricostruire l’esatto volume della produzione e dei profitti realizzati.
Il plenum di Brioni (1° luglio 1966) e la mancata assunzione di responsabilità
Il plenum di Brioni (IV plenum del Comitato centrale della Lega dei comunisti di Jugoslavia, CK SKJ) si tenne il 1° luglio 1966 sulle isole Brioni (Brijuni). Si trattò di una seduta dei massimi dirigenti del partito in cui si presero decisioni con effetti diretti sull’apparato statale. In quell’occasione, sotto la presidenza di Josip Broz Tito, fu sollevata la questione dell’operato dei servizi di sicurezza e del cosiddetto «caso delle intercettazioniIl caso delle intercettazioni (1966)L’accusa secondo cui l’apparato di sicurezza avrebbe intercettato illegalmente Tito e il vertice dello Stato; servì da pretesto decisivo per la destituzione di Aleksandar Ranković al plenum di Brioni. I sospetti non furono mai pienamente provati in un procedimento giudiziario pubblico.», dopo di che Aleksandar Ranković fu destituito e il potere del Servizio di sicurezza dello Stato (SDB; in precedenza UDBA – vedi i nomi dell’UDBAI nomi dell’UDBANel 1946 l’OZNA fu riorganizzata in UDB/UDBA (Uprava državne bezbednosti, nel linguaggio comune «Udba»); dopo il 1966 la denominazione cambia in SDB/SDS (Služba državne bezbednosti / sigurnosti, Servizio di sicurezza dello Stato).) fu formalmente limitato.
In alcune affermazioni e interpretazioni si riferisce che in quel contesto furono toccate anche le questioni del potere finanziario dell’apparato di sicurezza, compresi i profitti legati a Goli otok e i fondi derivanti dal lavoro forzato, con sospetti di malversazioni.
Al tempo stesso si sottolinea l’assenza di conseguenze sostanziali: non fu avviato alcun procedimento giudiziario contro Ranković, il sistema dei campi non fu indagato in modo sistematico e la dimensione economica del lavoro forzato rimase al di fuori dell’attenzione politica e giudiziaria. Un ulteriore problema è l’affermazione secondo cui proprio allora si intensificò la distruzione della documentazione finanziaria, il che oggi rende difficile ricostruire i flussi finanziari e le dimensioni dell’«economia del campo».
Perché è importante parlare oggi dei profitti?
La ricostruzione dell’impresa «Mermer» è importante perché mostra la duplice funzione del campo: repressione politica e sfruttamento economico pianificato. Rivela inoltre come l’apparato di sicurezza potesse creare fondi straordinari al di fuori dei normali controlli.
Parlando dei profitti non parliamo soltanto di cifre, ma di un sistema in cui il lavoro forzato dei detenuti politici si trasforma in un vantaggio per le istituzioni, senza compenso e senza riparazione.

Glossario
- Aleksandar Ranković (1909–1983)
- Politico comunista jugoslavo, per molti anni a capo dell’apparato di sicurezza (UDBA), stretto collaboratore di Tito e vicepresidente della SFRJ dal 1963 al 1966.
- UDBA
- Direzione per la sicurezza dello Stato (Uprava državne bezbednosti): polizia politica segreta jugoslava incaricata della sorveglianza e della persecuzione degli oppositori, reali o presunti, del regime.
- Il caso delle intercettazioni (1966)
- L’accusa secondo cui l’apparato di sicurezza avrebbe intercettato illegalmente Tito e il vertice dello Stato; servì da pretesto decisivo per la destituzione di Aleksandar Ranković al plenum di Brioni. I sospetti non furono mai pienamente provati in un procedimento giudiziario pubblico.
- I nomi dell’UDBA
- Nel 1946 l’OZNA fu riorganizzata in UDB/UDBA (Uprava državne bezbednosti, nel linguaggio comune «Udba»); dopo il 1966 la denominazione cambia in SDB/SDS (Služba državne bezbednosti / sigurnosti, Servizio di sicurezza dello Stato).


