Dal 1949 al 1956 sull’isola arrivano trasporti di uomini da tutte le parti dell’allora Jugoslavia. Il campo era un sistema chiuso di isolamento sotto la sorveglianza dell’apparato di sicurezza, con regole di comportamento, di movimento e di vita quotidiana rigidamente definite.
La maggior parte degli internati proveniva dalla Serbia e dal Montenegro, poi dalla Croazia, dalla Slovenia e dalle altre repubbliche. Il campo maschile fu il complesso più grande e più duraturo del periodo del Cominform (1949–1956).
Il ritmo del campo e l’organizzazione della vita quotidiana
Le condizioni cambiavano a seconda degli anni e delle sezioni, ma il ritmo di base della giornata era simile. La giornata cominciava con la sveglia all’alba e la conta, proseguiva con l’adunata e l’assegnazione ai gruppi di lavoro e terminava con gli obblighi serali nei padiglioni e il riposo notturno sotto sorveglianza costante.
- Sveglia all’alba e conta
- Adunata e assegnazione ai gruppi di lavoro
- Lavoro forzatoCava, edilizia, trasporto di carichi, sotto sorveglianza e con il controllo del rendimento.
- Obblighi serali nei padiglioniConferenze, «ora politica».
- Riposo notturno sotto sorveglianza costante
Gli internati erano suddivisi in brigate di lavoro, sezioni e padiglioni. Questa organizzazione permetteva l’esecuzione degli obblighi quotidiani e il controllo della vita interna del campo.
Il campo funzionava come un sistema chiuso in cui le regole e le valutazioni del comportamento influivano direttamente sulla posizione del condannato e sulle condizioni di permanenza.
La rieducazione a Goli otok: la violenza come metodo di lealtà
La «rieducazione» politica a Goli otok non era un processo educativo, ma un sistema di violenza controllata. La posizione del condannato, la durata della permanenza, il tipo di lavoro e la possibilità di sopravvivere dipendevano spesso dalla disponibilità a rinnegare pubblicamente la colpa di «ibeovac» (cominformista) e a dimostrare lealtà al vertice del partito.
I meccanismi comprendevano la tortura fisica, l’umiliazione rituale, l’aggressività collettiva imposta, una gerarchia tra i detenuti rigidamente sorvegliata e le condizioni di lavoro e climatiche come forma permanente di punizione. Il sistema era congegnato in modo che la violenza apparisse come una questione «interna» al collettivo, mentre il vero controllo e la direzione venivano mantenuti attraverso la struttura del potere.
Il lavoro forzato come parte integrante del regime
Il lavoro forzato era un obbligo permanente. Comprendeva lavori fisici pesanti e compiti legati alla manutenzione e al funzionamento del sistema del campo, nonché il lavoro nelle cave in tutti i campi della rete di Goli otok, alcuni dei quali si trovavano anche sulla terraferma.
La cava di Goli otok, attraverso il duro lavoro forzato dei condannati, produceva grandi quantità di pietrisco con cui, fuori dal campo, venivano riforniti edifici pubblici, imprese e attività artigianali, sia a livello repubblicano sia a livello internazionale. Ciò significa che l’UDBAUDBADirezione per la sicurezza dello Stato (Uprava državne bezbednosti): polizia politica segreta jugoslava incaricata della sorveglianza e della persecuzione degli oppositori, reali o presunti, del regime., oltre a definire il lavoro sulla pietra come forma «rieducativa» di lavoro forzato, ne ricavava al tempo stesso un profitto, sia in dinari, la valuta dell’ex Jugoslavia, sia in valuta estera.
Il lavoro era al tempo stesso parte della disciplina: attraverso gli obblighi, i ritmi e i controlli del rendimento si manteneva il controllo sulla vita quotidiana.
La vita quotidiana del campo fu cambiata anche dal gruppo bosniaco, un gruppo di internati arrivato a Goli otok nella seconda metà di luglio 1949, circa un mese dopo i primi trasporti. Le fonti riferiscono che fu formato nel CEZABiH (Carcere centrale della Bosnia-Erzegovina) e usato come meccanismo dell’UDBA per fare pressione sugli altri, con l’introduzione di nuovi metodi di tortura.
I meccanismi della «rieducazione» politica, della gerarchia e della violenza sono trattati più in dettaglio nel capitolo La rieducazione a Goli otok: la violenza come metodo di lealtà.

L’espansione del sistema e la chiusura del campo
Con l’aumento del numero degli internati il sistema si estese e si organizzò in più zone e cantieri. Accanto alle parti principali del campo esistevano luoghi di lavoro e di permanenza separati, talvolta con un regime speciale, ma all’interno dello stesso quadro concentrazionario.
Dopo il 1953, con il mutare dei rapporti tra la Jugoslavia e l’URSS, il numero dei nuovi arresti diminuisce e una parte degli internati viene rilasciata o trasferita. Alcune parti del sistema vengono gradualmente chiuse o riconvertite, e il regime si avvicina sempre più al modello di un carcere con condannati meno connotati politicamente.
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Glossario
- UDBA
- Direzione per la sicurezza dello Stato (Uprava državne bezbednosti): polizia politica segreta jugoslava incaricata della sorveglianza e della persecuzione degli oppositori, reali o presunti, del regime.


